Month: settembre 2013

I molti tipi di tappi da bottiglia

Acqua e bevande imbottigliate sono ormai un prodotto diffusissimo, che è facile trovare in tutti gli scaffali, dai negozi più piccoli ai grandi supermercati, per la comodità di acquirenti di ogni gusto e di ogni fascia di età. Ma perfino avendone aperte a centinaia, chi di noi ha mai fatto caso, anche solo di passaggio, ai metodi con cui erano tappate quelle bottiglie d’ogni forma e dimensione? Se non per una momentanea difficoltà nel riuscire ad aprirle, che qualche volta ci sarà capitata, non avremmo quasi notato i loro tappi; e invece sono loro a garantirci la qualità delle bevande. Ma quali sono i tipi principali di tappi esistenti su questo mercato?

I tappi comuni di plastica e di sughero
Utilizzato soprattutto nelle bottiglie di vino di un certo pregio, il sughero è composto di cellule morte prodotte dall’omonimo albero; la sua struttura è talmente irregolare che ne fa un eccellente materiale isolante, che può subire compressione e ha una certa elasticità. Questo permette di farne tappi ideali (fin dal tempo degli antichi Egizi) purchè si abbia l’accortezza di immagazzinare le bottiglie in orizzontale, per evitare che il sughero si secchi e si restringa, perdendo d’efficacia.
Per evitare questo problema, oltre ad ovviare alla rarità sempre maggiore del sughero, si fa oggi spesso uso di tappi simili per forma, ma realizzati in materiale sintetico, come la plastica.

I tappi a corona
Forse non ne conosciamo il nome, ma li abbiamo incontrati sicuramente: sono i tipici tappi usati, ad esempio, per le bottiglie di birra. Il loro nome deriva dall’orlo del tappo stesso, sagomato in maniera
da ricordare, se rovesciato, appunto una corona. Questi tappi sono fatti di lamierino d’acciaio, e all’interno hanno un piccolo disco di PVC per isolare il contenuto della bottiglia dall’aria. Sono nati nel 1892, inventati da William Painter, nel Maryland, e hanno la curiosa distinzione di essere il primo prodotto “usa e getta” di grande successo nel campo dell’imbottigliamento.

I tappi a vite
Questa tipologia di tappi trova applicazione soprattutto per l’acqua in bottiglia, ma si sta anche facendo strada in alcuni casi per l’imbottigliamento dei vini. Normalmente, sono costruiti in plastica , ma talvolta se ne trovano di realizzati interamente in alluminio, foderati di PVC. Questi ultimi hanno anche il nome di tappi Stelvin, e vengono utilizzati soprattutto dall’industria vinicola Australiana, che li ritiene superiori al tappo tradizionale nel preservare la qualità del vino contenuto nella bottiglia.

Vantaggi e svantaggi delle tecnologie di taglio al laser

Nelle industrie, il taglio laser a Milano, a Roma e in ogni città d’Italia sta diventando la tecnologia d’elezione per trattare materiali di qualsiasi tipo, dal metallo alle stoffe. Ad effettuare il taglio – a fare, se vogliamo, da “lama” – è qui un raggio di luce estremamente concentrata e ad alta energia, che viene calibrato in modo da bruciare o fondere – in certi casi e con certi materiali, addirittura da vaporizzare – la sostanza che compone il pezzo da tagliare. Il macchinario è interamente guidato da un computer di controllo, sul quale viene programmato l’intero percorso del proiettore laser.

I vantaggi di questo sistema sono numerosi ed evidenti. Innanzitutto abbiamo l’enorme versatilità: il taglio laser può indifferentemente operare su metallo, carta, tessili, e molte altre sostanze. A questa si abbina un enorme livello di precisione, che permette sia di seguire percorsi di taglio con geometrie molto complesse che di agire esclusivamente sulla parte desiderata, senza contaminare o deformare anche quelle immediatamente adiacenti. Il livello di finitura raggiunto dal taglio laser permette inoltre di risparmiare su qualsiasi lavorazione di finitura ulteriore.

Naturalmente, come qualsiasi tecnologia, anche il laser presenta, oltre ai punti di forza, anche degli svantaggi.Innanzitutto, la sua versatilità è sì grande, ma non assoluta: il laser non può tagliare né sostanze eccessivamente riflettenti (come il rame) né sostanze fragili e trasparenti come, ad esempio, il vetro. Nel taglio della plastica, poi, dove quest’ultima viene fusa, si svolgono vapori fortemente tossici che richiedono l’implementazione di appositi spazi isolati e ventilati per non essere pericolosi. Oltre a questo, la velocità di produzione può essere molto elevata, ma dipende da una lunga serie di fattori e non ha sempre questa connotazione. Per finire, il problema forse più sentito del taglio laser consiste nei consumi energetici: le applicazioni industriali del laser, soprattutto per materiali molto spessi tagliati a grande velocità, consumano enormi quantità di corrente, con i costi che è facile immaginare.