Month: luglio 2013

Pavimenti: non sono tutti uguali

Scope: la parola ci evoca uno strumento antico e comune, che non facciamo fatica né ad immaginare né a descrivere, con un manico e una parte a setole, tradizionalmente di saggina o paglia, spesso tagliata ad angolo, che è quella che viene appunto spazzata sul pavimento per spostare la polvere e raccoglierla, così da pulire per terra. Tutto vero, di per sé – ma sicuramente incompleto. Sapevate che per ogni tipo di pavimentazione esiste uno strumento più adatto, che non sempre è la scopa, e che può rendere il vostro lavoro di pulizia più efficace e meno faticoso? Scoprite insieme a noi tutti i segreti su come pulire ogni diverso genere di pavimentazione, e preparatevi al prossimo acquisto!

1. Pavimenti in legno
Per preservare a lungo la bellezza dei pavimenti in legno, è necessario minimizzare l’utilizzo dell’acqua: l’umidità li danneggia. Spazziamoli con cura ogni giorno per rimuovere la polvere, e poi applichiamo regolarmente una cera protettiva per conservare l’effetto lucido del pavimento.

2. Pavimenti in bambù
Molto di quanto detto per i pavimenti in legno rimane valido per quelli in bambù; è soprattutto importante pulire con attenzione, rimuovendone tutta la polvere, quegli spazi fra gli elementi in bambù dove è facile che essa si annidi. Per una pulizia approfondita, può essere utile impiegare una mistura di acqua e poco aceto bianco, che donerà al pavimento una lucentezza unica in maniera perfettamente ecologica.

3. Pavimenti in linoleum
I pavimenti in linoleum sono essenzialmente realizzati con olio di semi di lino, il che li rende ecologicamente soddisfacenti. Nel pulirli, è importante tenere conto dell’usura dovuta all’invecchiamento, il cui primo segno è la perdita di brillantezza dei colori; la soluzione migliore è utilizzare degli appositi prodotti a base cerosa durante
la pulizia, per preservare al massimo il materiale.

4. Pavimenti in ceramica
Le piastrelle in ceramica sono solitamente utilizzate come pavimentazione nelle stanze dove c’è un alto livello di umidità, come le cucine e i bagni. Sono semplici da pulire, già lucide e quindi non richiedono l’uso di cere particolari, e quotidianamente è sufficiente spazzarle; con regolarità, sarà bene disinfettarle con un detergente apposito.

5. Pavimenti in marmo
Se il marmo è utilizzato da sempre nei palazzi più lussuosi, non è un caso: è sicuramente uno dei materiali da pavimentazione più pregiati e di miglior aspetto. Purtroppo è anche uno dei più difficili da pulire e mantenere in buono stato; oltre ad una spazzata quotidiana, per evitare le macchie sarà necessario occuparsi tempestivamente di ripulirle con acqua e sapone prima che diventino troppo tenaci e difficili da rimuovere.

I vantaggi degli alimentatori Switching

Uno dei principi fondamentali sui quali si basano i cosiddetti alimentatori switching è quello di ottenere un’efficienza di livello superiore. Lungi dall’essere un mero principio teorico, questo ha precise e significative ricadute pratiche e conseguenze positive nel funzionamento dell’apparato stesso: un alimentatore di questo tipo è infatti più piccolo, e di conseguenza più leggero, il che significa, fra l’altro, più economico da trasportare; inoltre, converte la corrente con minori sprechi, il che significa che ne sottrae di meno e che ne dissipa molto meno sotto forma di calore, il che costituisce sia un risparmio che una tutela per l’impianto stesso. In breve, insomma, essi sono in grado di evitare tutti i peggiori difetti dei vecchi tipi di trasformatore utilizzati per gli stessi scopi.

Questo si traduce, in altre parole, in una conversione più vantaggiosa – ossia con meno sprechi – della corrente alternata in ingresso a corrente continua che alimenti i dispositivi presenti nella nostra casa. Come ottiene questo risultato l’alimentatore switching? Il principio fondamentale su cui si basa è la legge di Ohm, che come qualsiasi elettricista, anche solo dilettante, rammenterà stabilisce che la potenza è uguale al prodotto fra voltaggio e corrente. Una delle prime e più banali conseguenze matematiche di questa legge, che è facile intuire anche a prima vista, è che nel momento in cui, in un dispositivo, sono a zero la corrente oppure il voltaggio, è automaticamente a zero anche la potenza.

I transistor che sono alla base di questi alimentatori non producono corrente quando sono spenti, e non producono voltaggio quando sono accesi, il che significa che dissipano pochissima potenza sotto forma di calore. È questo il segreto dietro all’elevatissimo livello di efficienza dei dispositivi. Naturalmente, a fronte di tanti vantaggi, esiste anche un punto debole degli alimentatori switching, che consiste nella loro complessità. Per funzionare, infatti, essi richiedono circuiti molto complicati, che è raro e difficile, in caso di guasto, poter riparare: è spesso più economico e pratico acquistare un alimentatore nuovo. Va per correttezza evidenziato però che, proprio in virtù della propria efficienza, questi alimentatori raramente si guastano, e possono agevolmente funzionare per anni e anni senza dare alcun problema.