Month: agosto 2012

Storia della padella

Spesso la confidenza e l’abitudine all’utilizzo quotidiano di un oggetto per noi comune ce lo rendono tanto banale da farlo divenire, ai nostri occhi e alla nostra attenzione, quasi invisibile e insignificante, specialmente in una società come la nostra dove la novità, in tutti i campi, è all’ordine del giorno e ci viene regolarmente presentata. Proprio per questa abitudine ci dimentichiamo molto di frequente che spesso sono proprio gli oggetti più comuni ad avere alle spalle secoli, o addirittura millenni, di storia, attraverso I quali sono rimasti anche pressochè immutati, tirando come un filo conduttore fra noi e I nostri antenati più remoti, che impugnavano un utensile o un oggetto pressochè uguale a quello che abbiamo nelle nostre mani. Un esempio di tale oggetto è la normale padella da cucina, che ha fatto molta strada dalle prime padelle in rame fino a quelle moderne complete di rivestimenti antiaderenti.

Se vogliamo quindi studiare la storia della padella in cui abbiamo cucinato la nostra cena ierisera, e osservare un po’ anche i suoi antenati, dobbiamo essere consapevoli che la prima comparizione storica di una padella è comprovata addirittura nell’antica Mesopotamia, la culla della civiltà – e quindi possiamo dire che si tratta di un oggetto che ha fatto parte della storia dell’uomo proprio dai suoi primissimi albori. E infatti, proseguendo lungo il corso della storia, ecco riapparire la padella nelle cucine di Atene e Sparta nell’antica Grecia, con il nome di TEGANON e, ci è dato fantasticare, con dell’ottimo olio greco che vi sfrigola; e ancora, se proviamo a spostarci nelle cucine delle domus Romane, troviamo padelle , con il nome di PATELLA o SARTAGO.

Ma naturalmente, sebbene la applicazione, e approssimativamente l’aspetto, di questo prezioso utensile siano rimasti circa gli stessi, l’evoluzione tecnologica e quella culinaria hanno portato in qualsiasi modo a cambiamenti e modifiche sia nella forma che nei materiali utilizzati per la fabbricazione. Se infatti proviamo a badare al metallo di cui la padella è fatta, le padelle delle nostre nonne erano di frequente di ferro, o di ghisa; le nostre, oggi, sono comunemente d’alluminio, e le più antiche che conosciamo, quelle mesopotamiche, erano viceversa fatte di rame. Dal punto di vista della forma, fu unicamente l’invenzione del fornello da cucina, nel diciannovesimo secolo, che portò alla costruzione di padelle con fondo piatto, che fossero semplici da posare sulla superficie riscaldante; prima, esistevano padelle, note come “ragni”, dotate di tre piccole gambe, che rendevano più agevole sistemarle fra le braci del focolare dove venivano poste per cucinare.

Ma la modifica relativamente recente che ha conquistato il mercato e semplificato parecchio il lavoro in cucina per tutti, dagli chef a chi vuole semplicemente cucinarsi un uovo, è stata quella della superficie antiaderente, che impedisce al cibo di attaccarsi e bruciare e alleggerisce il carico di lavoro di chi cucina. A sviluppare e proporre I primi rivestimenti antiaderenti, ancora di scarsa durata e qualità, fu la DuPont, nel 1956: il materiale utilizzato era il Teflon, che oggi attraversa svariate polemiche e critiche per I suoi sospetti effetti tossici. Si preferisce, ora, realizzare I rivestimenti delle padelle con altri materiali di uguale o maggiore efficacia e miglior sicurezza; un esempio fra tutti, oggi molto di moda, la ceramica.

Self-service: la lavanderia a gettoni

Recessione: poco lavoro, insicurezza per il futuro, e soldi che, per quanto si stia attenti, sembrano non bastare mai.

Nel frattempo, i rendimenti di titoli di stato, conti correnti, e altri tipi di investimento sicuro sono insoddisfacenti… e quelli degli investimenti più rischiosi, troppo incerti.

L’alternativa, per generarsi un introito mensile aggiuntivo, è trovare un metodo di investimento attraente per il modesto capitale dei propri risparmi – e fra i più interessanti e redditizi degli ultimi anni va rilevato un vero boom per le piccole attività self- service, fra cui spicca decisamente lalavanderia a gettoni.

Questa scelta d’attività presenta infatti non solo tutti i vantaggi dei tradizionali self-service, ma anche punti di forza tutti suoi, di assoluto rilievo.

Questo tipo di piccola impresa infati gode innanzitutto, com’è naturale, di quel grandissimo vantaggio che è comune, ed è un po’ il massimo punto di forza, di tutte le attività self-service: gestirlo non richiede un investimento di tempo, neppure minimo, dato che il titolare per legge non può, neanche se volesse, passare la giornata nei locali della lavanderia.

E da questo deriva la facoltà di considerare un’attività di questo tipo in maniera similare ad un investimento di tipo finanziario: è possibile affiancarla al proprio lavoro ordinario, e lasciare che renda senza doversene occupare più di tanto.

Altro considerevole vantaggio del self-service è che, mancando di dipendenti, necessita di spazi molto più ridotti; questo elimina un costo vivo, quello degli stipendi, e ne riduce molto un altro, quello degli affitti.

Altro è, nondimeno, il vero, grande punto di forza che caratterizza la lavanderia a gettoni e la rende un investimento superiore, per natura e rendimento, a tanti altri tipi di attività self-service che si possono aprire; stiamo parlando della natura stessa dell’impresa, e del servizio che essa offre.

Infatti, differentemente da altre attività, una lavanderia propone un servizio di base, a modesto costo, e di grande semplicità; e questa somma di fattori non fa altro che accrescere le probabilità di successo della lavanderia stessa, abbassando significativamente quel rischio d’impresa che, sempre, preoccupa chi vuole aprire un’attività.

Non si pensi, naturalmente, che però quello in una lavanderia a gettoni sia un investimento scontato, o nel quale gettarsi a occhi chiusi e senza considerazione. Particolarmente alla propria prima esperienza, quando più è facile commettere nelle scelte iniziali errori banali ma pericolosi per la buona riuscita della propria impresa, è consigliabile spendere un po’ di tempo nel guardarsi intorno e affidarsi a società con una seria e comprovata esperienza nell’apertura di questo tipo di attività, per farsi supportare sui punti di maggior perplessità.

In questa attività, sono quattro i punti fondamentali a cui prestare attenzione, e sui quali nel caso cercare sostegno:

1. evitare i franchising: in questo specifico campo, il vantaggio offerto dall’adesione ad una catena è marginale, e non vale la perdita di utile derivante da royalties e costi accessori che graveranno sempre sui ricavi. Se viceversa ci si limita ai costi vivi dei macchinari, si può sperare verosimilmente di ammortizzare l’intero investimento in soli tre anni.

2. scegliere con cura la location: fattore significativo in qualsiasi attività, non fa eccezione qui: scegliere il posto giusto per passaggio e strutture vicine, e allo stesso tempo che contenga i locali adatti per far funzionare l’impresa, è indispensabile per il successo della vostra lavanderia a gettoni.

3. scegliere macchinari adeguati: Osservate con competenza, due lavatrici professionali sono estremamente diverse – e in quella differenza sta una parte ragguardevole del vostro successo. Questa spesa iniziale di importanza capitale va affrontata avvalendosi dei consigli esperti di una persona qualificata.

4. assicurarsi dell’assistenza tecnica: Un fermo macchina è un problema paralizzante, per una lavanderia a gettoni: rovina la vostra nomea e blocca i vostri introiti. Mancando gli elementi di cortesia e servizio – è un’attività self-service! – dovete essere sicuri che il pubblico trovi sempre tutto in pieno funzionamento – e assicurarvi quindi un’assistenza tecnica di prima categoria.

Cambiar vita: dalla scrivania al bancone di una gelateria

Non per tutti un lavoro d’ufficio è l’ occupazione ideale; e non significa necessariamente che per gli altri il sogno sia non fare nulla tutto il santo giorno. Ci sono persone per cui un rapporto con le persone è fondamentale, anche e soprattutto sul lavoro; e spesso, per alcune di queste persone, ha anche grande rilevanza lavorare con qualcosa di fatto con le proprie mani – un impulso, se non vogliamo chiamarlo artistico, sicuramente però creativo e positivo, e che poco probabilmente può essere soddisfatto lavorando ad una scrivania.

Fra le tante imprese che è possibile intraprendere per congiungere l’ovvia necessità di un reddito soddisfacente con la soddisfazione legittima di tali desideri di cambiamento, una sta acquisendo, specie nel nostro paese, una certa prominenza: la decisione di aprire una gelateria, o anche una yogurteria.

Aprire questo genere di attività, infatti, è senza alcun dubbio un totale rinnovamento di prospettiva – sia economico, sia proprio dal punto di vista della quotidianità che si vive durante il proprio lavoro – rispetto a qualsiasi tipo di lavoro d’ufficio, che sia dirigenziale o impiegatizio. Di sicuro, lavorare come gestori di una gelateria ha delle caratteristiche particolari, diverse da quelle di qualsiasi altro genere d’attività anche nel campo della ristorazione, e unisce precisamente le due spinte di cui, poche righe sopra, stavamo parlando: da una parte, la gratificazione reale di applicarsi ad un lavoro autonomo, creativo, indipendente e con forti rapporti umani, che ha anche un alto tasso di manualità, e dall’altra delle possibilità di ritorno economico nettamente degne di attenzione.

La marginalità legata ad una gelateria, infatti, è sicuramente significativa: le materie prime sono economiche, e il prodotto finito offre ricavi di tutto rispetto. Inoltre, il che forse è perfino più attraente, in una gelateria si vende un prodotto che piace realmente a tutti, e che per molti mesi all’anno viene consumato da persone di tutte le età, anche nel corso di una semplice passeggiata: basti pensare alla facilità con cui, in estate, si decide di passare a prendere un gelato, o al modo in cui, sempre, l’apertura di una nuova gelateria vede folle di curiosi (e di golosi!) assieparsi per assaggiare la produzione. E sebbene sia molto meno noto nel nostro Paese, anche il Frozen Yogurt è un prodotto interessante, con molta meno competizione e più di moda, soprattutto fra i giovani e i giovanissimi – tutte premesse ottime per un’attività di successo.

Com’è comprensibile, questo lavoro, come tutti, prevede anche delle complicazioni e delle criticità: non è senza dubbio un’occupazione senza pensieri, o senza difficoltà. Al contrario, proprio come per qualsiasi attività autonoma, è proprio il momento dell’apertura quello più pieno di criticità e col maggior rischio di commettere errori apparentemente banali e poco importanti, ma in realtà pericolosi per il buon esito futuro della nuova gelateria. Ed è per questo motivo che è poco consigliabile, specie agli esordienti, tuffarsi a capofitto nell’impresa; è preferibile appoggiarsi a società specializzate – ne esistono molte – che possiedano le competenze per consigliare efficacemente il futuro imprenditore sulla scelta del locale, sull’arredo e sui macchinari necessari, e naturalmente su come, realmente, si prepari un gelato che tutto il quartiere voglia gustare spesso e volentieri.