Attualita

Il parere dell’esperto sull’apertura di una gelateria

Siete fra i nuovi imprenditori che hanno deciso di aprire una gelateria artigianale? Allora, prima di ogni altro commento, meritate dei sinceri complimenti per la vostra scelta: quella della gelateria è un’attività che dà molte soddisfazioni, sia sotto il profilo pratico in quanto lavoro artigianale, sia sotto quello umano visto l’altissimo contatto con il pubblico. Ma non scordiamoci che la concorrenza è spietata, e che il vostro sogno non farà molta strada se non pianificate attentamente la vostra attività. A tale proposito, leggiamo qualche consiglio di chi, dell’apertura gelaterie, ha fatto il proprio lavoro stabile.

La prima domanda da porsi è sempre “Che tipo esatto di gelateria abbiamo intenzione di aprire?” Si può infatti benissimo fare società con un altro imprenditore e ampliare la propria gelateria avviando, negli stessi locali anche un bar, o una vendita di prodotti di piccola pasticceria: in questo modo si raddoppia l’offerta e, soprattutto, si condividono alcune spese vive considerevoli. Inoltre ci si protegge dalla stagionalità, il peggior problema delle gelaterie, che ancora sussiste seppure in maniera meno grave di qualche anno fa.

Ma non possiamo certo tralasciare la scelta accurata della location esatta dove aprire l’attività. Non si può trascurare alcun dettaglio: tutto può contribuire al successo, o al cattivo esito, della nostra gelateria. Per prima cosa, assicuriamoci che non ci siano altre gelaterie nelle immediate vicinanze: nostra battaglia per farci una clientela diventerebbe ancora più ardua ed impervia. Successivamente, verifichiamo che la zona presenti però un significativo passaggio di persone, e che l’ambiente, per tipologia di negozi e comodità di servizi, inviti alla passeggiata: la migliore occasione per fermarsi a gustare un buon gelato. Una zona commerciale di buon livello avrà – è vero – affitti più alti, ma ci offrirà anche ben maggiori chance di profitto.

Resterà poi, naturalmente, da comprare una vasta serie di equipaggiamenti, come macchinari e suppellettili, e ancor più di ingredienti di alta qualità, fondamentali per la buona qualità del gelato
: tutte cose essenziali allo svolgimento dell’attività quotidiana. Ma credeteci: il vero trucco è quello di fare comunità con gli altri professionisti di questo campo, e condividere con loro esperienze e consigli. Sta in questo la vera forza delle grandi attività artigianali tradizionali.

Chi la dura la vince

Vi piacciono i dati e le statistiche? Lasciate che ve ne forniamo qualcuno.

Il 2% delle vendite viene chiuso al primo contatto
Il 3% delle vendite viene chiuso al secondo contatto
Il 5% delle vendite viene chiuso al terzo contatto
Il 10% delle vendite viene chiuso al quarto contatto
L’80 % delle vendite viene chiuso tra il quinto e il dodicesimo contatto

Interessante, vero? Allora continuiamo:

Il 48% dei venditori non effettua nessun ricontatto
Il 25% dei venditori fa un secondo tentativo e se fallisce interrompe i contatti
Il 12% dei venditori effettua tre contatti …

Intravedete il problema, ora? E voi, che tipo di venditori siete?

Se come è statisticamente probabile siete venditori del primo tipo, forse avete capito come mai così tanti dei vostri contatti vanno in fumo senza che abbiate chiuso un contratto. Ma quanto meno, siete in buona compagnia…

Il problema è molto semplice: per quanto la cultura frenetica nella quale viviamo ci abbia disabituato a questo modo di ragionare, di fatto occorre coltivare qualsiasi cosa – incluse le relazioni – per arrivare ad avere i frutti desiderati. Al vostro primo incontro, un potenziale cliente può avere decine di ragioni per non chiudere un acquisto, tutte valide: ma questo non significa che dopo qualche tempo non si trovi invece ad avere assoluto bisogno di quel che vendete. E questo sarebbe ideale… se voi non aveste concorrenza.

Ma un’altra dura verità del mercato è che c’è molta, moltissima concorrenza. E se non avete mantenuto voi i rapporti col cliente potenziale, nel momento del bisogno sarà un altro venditore, di un’altra azienda, ad avere la fortuna di sedersi davanti a lui… e staccare l’ordine di acquisto.

La lezione? È semplice. Andate ad ogni appuntamento come se doveste chiudere il contratto il giorno stesso: preparati, informati, disponibili e pronti. Ma sappiate che uscire senza avere chiuso il contratto è l’assoluta normalità, e che il vostro lavoro è trovare il modo di mantenere, in modo efficace e non assillante, il rapporto con il cliente, posizionandovi sempre meglio, fino a quando la sua necessità si manifesterà. E a quel punto sarete voi quelli a cui telefonerà, magari per dirvi di affrettarvi perchè ha bisogno urgente dei vostri prodotti.

Chi la dura la vince!

In casa mia: il disabile e il rispetto di sè

Nel momento in cui ci capita di pensare ad un disabile e ai problemi che può dover sostenere, molto spesso siamo portati ad immaginare qualcuno affetto da una malattia, o una malformazione, congenita: qualcuno per il quale la disabilità è sempre stata una parte della vita, e che quindi è in un certo senso esercitato a gestirla e l’ha accettata come un elemento della sua quotidianità. Benché evidentemente questo non annulli i problemi che ne derivano, rimane tuttavia certo che la persona è cresciuta con la giusta “attrezzatura”, sia psicologica che pratica, per sostenere il problema. Tuttavia, questa è una grossolana generalizzazione, e non tiene conto di come esistano persone per cui la disabilità arriva da un momento all’altro, per esempio per un trauma, oppure con l’avanzare dell’età e lo svilupparsi dei problemi di salute che ad esso sono legati.

In questo caso, le cose si fanno molto diverse, perché alle difficoltà, ad esempio motorie, che derivano subito in senso fisico dall’handicap, si vanno ad addizionare una schiera consistente di problemi di ordine psicologico, legati alla sensazione di privazione di abilità prima possedute; lo stress e l’eventuale abbattimento derivanti da questo ordine di problemi possono, molto praticamente, rivelarsi perfino più gravi e dannosi di quanto non sia l’effettiva disabilità di tipo fisico. Di fronte a questo, è importantissimo riuscire a far durare nella persona colpita un senso del rispetto di sé e del proprio valore, a cominciare dalla conservazione quanto più possibile esatta del suo ambiente, e soprattutto della sua casa, che è carica di importanti significati.

E appunto quando la casa in questione non è stata studiata per alloggiare una persona colpita da handicap, e per esempio che ha bisogno di una sedia a rotelle per muoversi, può essere presente un elemento architettonico che, di per sé molto elegante e apprezzato, può diventare una barriera assolutamente insuperabile: una scala. La moderna tecnologia ha per fortuna sviluppato dei servoscale per disabili e persone con difficoltà motorie in generale, il che permette loro di salire le scale ed accedere ai piani superiori della casa. In questo modo diventa possibile scansare la soluzione che un tempo era l’unica, e tuttora a molti parrebbe la più immediata e logica, ossia il cambiare casa o il ridurre la zona utilizzata al solo piano terra, che è invece quanto di più errato, sotto un punto di vista psicologico, si possa fare.

Pensiamo appunto a quanti, e quanto importanti, sono i simbolismi e le sensazioni legati a doppio filo all’immagine e al pensiero di casa: abbiamo la sicurezza, la soddisfazione, il senso di controllo. Sentirsi in qualche modo esclusi dalla propria casa, o non più in grado di viverci, potrebbe essere evidentemente causa di una gravissima amarezza. Per limitare al contrario il più possibile, chiaramente considerando la generale entità della situazione, il rischio di un aggravamento delle condizioni psicologiche del disabile, è consigliabile dunque tenere quanto più possibile costante l’ambiente conosciuto e domestico: e questo anche perché, scoprendo come un semplice espediente tecnico può ridargli l’utilizzo di una cosa importante come la propria dimora, il disabile si sentirà ancora più invogliato a cercare modi per riconquistare anche gli altri aspetti della propria vita, migliorando rispetto e autostima.